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Gregor Samsa + Il Cielo di Bagdad - Init Club - Roma
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Gregor Samsa + Il Cielo di Bagdad - Init Club - Roma
RECENSIONI CONCERTI

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Gregor Samsa + Il Cielo di Bagdad
Init Club (Roma)
14/1/09

di Giulia Palummieri

Il post rock ha dato tutto ormai? probabilmente sì, ma dentro il calderone di questo macrogenere troviamo ancora qualcuno capace di far alzare, almeno un po', la nostra temperatura interiore.

Gli scenari sono quelli dell'Init Club di Roma, ma potrebbero essere riconducibili ad un qualunque rarefatto mondo onirico in cui ci è permesso entrare, questa sera, grazie alle note dei Gregor Samsa, combo U.S.A. supportato per l'occasione dai casertani Il Cielo di Bagdad.
Sta a casa nostra, quindi, l'act di apertura che, pur regalando nel complesso una discreta performance, lascia addosso la specifica sensazione del “potrebbero fare di più”.

Il sound de Il Cielo di Bagdad, infatti, si orienta su cliché fin troppo battuti – sbattuti – ribattuti e battuti ancora (e ancora / ancora) dello “stile” citato nell'incipit, dando vita ad un live che può ritenersi, per alcuni versi, valido, ma superato l'iniziale compiacimento per le indubbie doti tecniche, ti rendi conto di essere chiuso dentro un'esecuzione manierista.
E' un unico elemento a mancare, ma è quello più importante, la personalità, fattore indispensabile se si vuole sopravvivere ai vari cicli & ricicli della musica, riuscendo, questione non secondaria, a trasmettere qualcosa a chi ascolta.

Il post rock è nelle loro vene, si legge in ogni fibra interna ed esterna, tanto che ogni costituente non lascia margini di confusione dall'allure che avvolge il palco al determinato modo di porsi al pubblico e persino il “grazie” potrebbe definirsi un ringraziamento post rock, talmente è carico delle caratteristiche di riferimento. Questo non perché stiano recitando una parte, ma perché tali sonorità, evidentemente vicine alla loro indole, ne hanno plasmato l'identità fino a renderli bravi “omaggiatori” del genere di appartenenza. Tuttavia, non aggiungono nulla di nuovo e nemmeno qualcosa di già sentito ma carico di soggettività, rendendo, in questo modo, stucchevole, quel senso di romantica malinconia su cui si fondono i brani. Una sensazione di cui ci si avvale soprattutto notando l'espressione del trio che già dopo pochi minuti di viaggi sonori sembra perdersi in estasi mistiche e pose “plastiche” di sorta. Epicità a cui siamo decisamente abituati ed alla fine senza la sopracitata componente fondamentale, ci lascia inevitabilmente interdetti, tanto che percependo la partenza in sordina del gruppo di punta, salito dopo un rapido cambio palco, comincia a materializzarsi, ad intermittenza, l'immagine di una qualunque via di ritirata.

Superato l'iniziale attrito, però, ecco che quelle strade così familiari si tingono di colori sì consueti, ma da cui i nostri occhi riescono a decifrare emozioni inaspettate. Via-via che si procede, infatti, la matrice post rock del gruppo si dissolve fino a perdere del tutto i contorni in orchestrazioni, palpiti celestiali o parti ambient che portano, attraverso ritmi anestetici, a sobrie esplosioni ed implosioni.
Scorrono buoni momenti che dal minimale passano a suggellare fasi slowcore e claustrofobica psichedelia in cui le due voci e tutto il collettivo riescono a toccare, dilatando all'estremo, attimi talmente rarefatti da risultare inudibili se non sei realmente concentrato. Tessono con sussurri angelici, xilofoni, archi, pianoforti, campionatori e quant'altro dei veri silenzi sonori fino a farti perdere, portandoti subdolamente per mano, la concezione dei precedenti passi e riesci a capire solo tra un applauso ed un altro che eri sospeso in una sorta di apnea. Le conseguenze di tale situazione, con buona probabilità, si sortiranno nei giorni a venire, ma non ne capiremo bene la provenienza a causa dello stato-limbo in cui ci trovavamo. Per questo motivo continueremo a chiederci: “il post rock ha dato tutto ormai?” la risposta resterà a tutt'oggi “probabilmente sì”, ma sono le sensazione avvertite da quei latenti effetti a spronarci a cercare ancora in quel che spesso sembra essere un asfittico mare chiamato musica.


Biglietti Subsonica Grottammare