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Mogwai - Rolling Stone - Milano
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Mogwai - Rolling Stone - Milano
RECENSIONI CONCERTI

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Mogwai
Rolling Stone (Milano)
10/2/09

di Philip Di Salvo

E poi ti vengono a dire che il post-rock è morto. Va bene, certo, il momento storico è definitivamente tramontato, certi suoni hanno di certo smesso di essere innovativi, di dischi davvero sensazionali in questo genere non se ne vedono da parecchio e tutto quello che volete. Ma vi sfido, ora, a dire che i Mogwai non sono rimasti – anzi, si può tranquillamente affermare che con gli anni siano anche migliorati – una live band clamorosa. Pochissimi altri gruppi sono depositari di una presenza così granitica e così precisa, di una perizia maniacale nel creare suono e sollevare ondate di decibel senza mai sbavare quasi nulla. Pocchissimi poi quelli che riescono a farlo con una precisione ed una naturalezza che si può solo applaudire. Con la concentrazione etica di un pittore preraffaellita, i Mogwai mettono di fila il loro repertorio, spaziando tra momenti più accesi e distorti e altri maggiormente ambientali, accontentando sia coloro i quali vedono in “Come on die young” e “Young team” i fari, ma allo stesso tempo chi da “Happy songs for happy people” in avanti ha scoperto una band nuova, comunque da rispettare. In ogni caso c’è di che gioire: nel bis finale per chi scrive sta l’apice del concerto, con una Like Herod granitica e Glasgow mega snake che solleva fischi, ma solo di amplificatori abbandonati al feedback, mentre il concerto finisce. Ma bocciare in toto il materiale più recente e sommesso non avrebbe senso: nei brani ambientali si svela una band diversa che comunica con canali diversi, ma comunica eccome, almeno sul palco. Nel rivelarsi degli arpeggi di un pianoforte su un tappeto di distorsione, in una scelta minimale di elettronica poverissima c’è un gruppo che in quindici anni di carriera, dopo essersi costruita un nome, un suono ed una storia continua ad esserci e, almeno dal vivo, a godere di grande salute. Se a ondeggiare il capo seguendo le esplosioni di distorsione ci sono metallari trentenni, indie-boy sbarbati ed un pubblico variegato significa che stiamo parlando di un gruppo che ha finalmente valicato i confini della band di genere, aprendosi ai territori della classico e del culto. Regalando per di più un concerto di altissimo livello. Chapeau.


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