Lisa Germano & Philip Selway
Tunnel (Milano)
1/4/10
di Philip Di Salvo
Lei, un’eroina del cantautorato indipendente. Lui, batterista superstar noto in tutto il mondo.
Lisa Germano e
Philip Selway dei
Radiohead, un duo sulla carta difficile da immaginare, apparso all’improvviso tra le notizie dei concerti imminenti in Italia. I due si incontrano per lavorare al primo disco solista di Selway previsto per l’autunno del 2010: Lisa Germano vi presterà la voce insieme a Pat Sansone e Glenn Kotche degli Wilco. I due saranno sul palco di Milano alternandosi per qualche brano a testa, dando ognuno il proprio contributo all’altra, mescolando i propri repertori.
Lisa Germano come cantautrice non ha niente da dover dimostrare: è senz’ombra di alcun dubbio una delle più grandi firme della sua generazione di cantautorato indipendente e come tale si muove sul palco, con la sicurezza di chi si trova perfettamente a suo agio tra il proprio pubblico e si orienta spavalda tra le proprie canzoni. Lui, invece, batterista di una band planetaria, si scopre per la prima volta cantautore: la formula “voce e chitarra” non è di certo la veste con cui
Philip Selway è solito presentarsi al pubblico e nonostante sia abituato a platee ben più numerose di quella del Tunnel, si presenta con un’onesta e genuina timidezza, che lo rende immediatamente “umano”: scherza, si prende in giro quando commette errori da principiante (cavi che si staccano, tracolle che cedono), si lascia canzonare dalla Germano per i suoi modi da bravo ragazzo. Attacca Lisa Germano, accompagnata da Selway seduto dietro un drum-kit minimale: la scaletta degli interventi della Germano guarderà molto alla contemporaneità, puntando molto sul recente
Magic neighbour, presentato in una veste pianistica scarna ma avvolgente. Saranno pochi i ripescaggi dal repertorio precedente della Germano, con giusto qualche momento da
Lullaby for liquid pig, (eccellente ad esempio
From a shell) e qualche, inaspettato e graditissimo, da
Slide. Il salto nel passato di Lisa Germano finirà a questa altezza, escludendo i capolavori degli esordi, ma la Germano, intervenendo tra i brani con estrema sicurezza, riesce a cancellare ogni divario cronologico del suo repertorio riuscendo a fare anche del materiale più recente dei classici consolidati.
Philip Selway, paradossalmente, ha invece tutto da dimostrare. Ben poco si sa a riguardo del suo esordio, che ancora non ha titolo: Selway si presenta come autore acustico dal piglio piuttosto intimista e pur non avendo una voce particolarmente marcata,non è però di certo un cantautore scanzonato e facile. Molti brani sono in fingerpicking e dalla struttura non prevedibile. Certo, l’aspetto melodico predomina prettamente quello “strutturale” ma in alcuni passaggi Selway sembra aver preso parimente da Nick Drake e dal David Grubbs meno oltranzista. I due si scambieranno il microfono per tutta la durata del concerto, alternandosi come headliner e accompandosi vicendevolmente. Il connubio tra due personalità sulla carta di certo distanti risulta alla fine ben realizzato e per quanto riguarda entrambi il risultato finale è certamente convincente: per la Germano questo tour ha di certo dato l’ennesima conferma di un talento enorme; per quanto riguarda Selway, invece, ha presentato un cantautore atipico - “I’m usually the drummer”, scherzerà -, forse ancora acerbo, ma sorretto sicuramente da basi solide. Al disco d’esordio il compito di indirizzare definitivamente le opinioni.