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FREQUENZE DISTURBATE 2002 - Fortezza Albornoz - Urbino
FREQUENZE DISTURBATE 2002 - Fortezza Albornoz - Urbino

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FREQUENZE DISTURBATE 2002 - Fortezza Albornoz - Urbino
RECENSIONI CONCERTI

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FREQUENZE DISTURBATE 2002
Fortezza Albornoz (Urbino)
1/8/02

di Disi

Grande edizione questa del 2002 di Frequenze Disturbate. Grande per la bellezza della suggestiva fortezza di Urbino che faceva da contorno all'evento,grande per l'accessibilità di poter assistere a tre giorni di festival a soli 15 euro ( 8 una singola serata ), ma soprattutto grande per i nomi che si sono avvicendati sul palco nelle tre serate urbinate. Considerando poi che per questo evento non si è scomodata nessuna marca di birra a sponsorizzare il tutto con cifre astronomiche e annesse pubblicità varie, ci sembra quindi come minimo doveroso per iniziare un plauso all'organizzazione del festival, il Comune di Urbino in collaborazione con il Mucchio Selvaggio. Ma passiamo alla cronaca. Vista l'importanza della tre giorni, liverock presenta gran parte dello zoccolo duro ( siamo così pochi del resto! ), equipaggiato con tende varie e carico di entusiasmo e cartoni di birra,che allieteranno i nosri pomeriggi in campeggio. La prima serata offre da subito tre nomi non da poco:nell'ordine One Dimensional Man,Giant Sand e Afterhours. Arriviamo nel parco della fortezza intorno alle 20.45 e gli One Dimensional Man suonano già da un pò ( ci avevano indicato le 21 come orario d'inizio ). Non c'è ancora molto pubblico, visto che molti giungeranno poi per gli headliner Afterhours, ma "l'uomo dimensionale" non si risparmia lo stesso. Noise, punk, rock e blues si miscelano rabbiosi con maestria e l'immancabile energia che la band veneta sa esprimere dal vivo. Non suonano molto purtroppo e chiudono la loro performance con "You kill me" e l'ottima "Broken bones waltz". Niente male. Non ci hanno entusiasmato invece i Giant Sand, anche se Howe Gelb e compagni sono stati limitati in avvio da continui problemi tecnici che ne hanno condizionato la prova. Tutto sommato però al di sotto delle aspettative.L'attesa era comunque tutta per gli Afterhours e il loro nuovo "Quello che non c'è". Ora infatti il pubblico è più numeroso e attento a ciò che accade sul palco. Agnelli e compagni sono in gran forma, alla faccia di quelli che ne avevano criticato le prime uscite. Un'ora e mezzo di concerto davvero esaltanti con brani vecchi e nuovi ad alternarsi in scaletta. Piacciono del nuovo disco "Bye bye Bombay",la carica di "Non sono immaginario" e "Budge jumping",mentre tra i classici "Rapace","Pelle" e "Voglio una pelle splendida" ci sembrano avere qualcosa in più. Manca all'appello "Sui giovani d'oggi ci scatarro su" ma avremmo chiesto forse troppo.Grande prova. Più che soddisfatti, esausti e gonfi di birra possiamo così tornarcene nelle nostre lussuose dimore.La giornata seguente si accusano i postumi della prima serata e il poco dormire da campeggio. Sta di fatto che siamo in ritardo per l'esibizione dei Midwest e questa volta ce ne accolliamo tutte le colpe.Troviamo già sul palco quindi una pimpante Dot Allison( voce in alcuni dischi di Death In Vegas e Massive Attack )fresca del nuovo album "We are science". Alla splendida voce, e questo già lo si sapeva, si accompagna un rock a tratti dark,a tratti folk che non dispiace affatto, anche se il pubblico rimane un pò freddino, ma questa sarà una costante della tre giorni. Comunque una lieta sorpresa. La stragrande maggioranza dei presenti è però tutta in attesa della star della serata, Mark Lanegan. L'ex Screaming Trees sale sul palco intorno alle 23 accompagnato da due chitarre acustiche ( riconosciamo l'inconfondibile pizzo del chitarrista dei Queen of the stone age ) e l'immancabile sigaretta. Per un'ora e un quarto Lanegan, partendo da "Beautiful city" e attraverso "Where did you sleep last night" cattura il pubblico presente con la sua voce calda e roca alla Waits, carica di passione.Un'esibizione ammaliante, che avrebbe raggiunto la perfezione se fossimo stati seduti in teatro e non stanchi, in piedi e sfatti da due giorni di festival. Ma va benissimo così.Grazie a Mark Lanegan possiamo così andare a dormire tutti un pò più contenti,a parte Max che rompe i coglioni per andare a bere ( ancora!!! ) chissà dove. Urge,invece, assoluto riposo per la terza e conclusiva serata che ha in programma gli italiani Jennifer Jentle, gli inglesi Ikara Colt e gli scozzesi Mogwai. Il giovane gruppo di Padova si conferma come una delle migliori realtà del rock nostrano con un cantato in inglese davvero impeccabile. Auguriamo loro successo,perchè lo meritano veramente. Ricordatevi quindi dei Jennifer Jentle. La scena poi è tutta per gli Ikara Colt da Londra. Il giovane quartetto inglese conferma le tante belle parole spese a loro riguardo dagli addetti ai lavori. Con il loro rock chitarristico alla Stooges e un'ottima presenza scenica, gli Ikara Colt riescono a scaldare e a scuotere almeno un pò i presenti ancora un troppo freddi per un concerto rock. Anche per loro quindi una buona prova. A chiudere questa edizione di Frequenze Disturbate, i Mogwai. Pur conoscendone la bravura non avevo mai visto la band di Glasgow dal vivo e tanta era quindi la mia curiosità per la loro performance. Beh, per più di un'ora i Mogwai mi hanno catturato e trasportato con loro in un viaggio immaginario con le loro inconfondibili atmosfere post-rock, fatte di quiete ed impeto, con le tre chitarre sensazionali. Il bis finale di quasi venti minuti con "Mogwai fear satan" è stata la degna chiusura di un concerto da otto in pagella. Grandi. Questa volta è davvero finita e noi sempre più contenti possiamo tornarcene a casa sfiniti ma con il ricordo di tre fantastiche giornate ricche di divertimento e buona musica,alla faccia del webmaster rimasto a casa!!