INTERVISTE
MICHAEL SHRIEVE, IL RITMO LATINO DEI SANTANA(di GIULIO BIANCHI)
Lo incontro nella hall di un lussuoso albergo milanese. Michael Shrieve è un distinto signore di mezza età dai modi garbati ed aristocratici. Stento a credere che l'austero gentleman che ho di fronte sia lo stesso selvaggio batterista che con i Santana infiammò il popolo di Woodstock nel lontano ‘68. Mi basterà però vederlo in concerto la sera stessa con la band dell’ex Police Andy Sommers per tornare indietro nel tempo. Mr. Shrieve dietro ai tamburi continua ad essere una poderosa macchina del ritmo, un batterista di potenza e precisione impressionanti. Del resto Michael ha sempre goduto fama di sperimentatore e di musicista al passo con i tempi, come testimoniano il suo vecchio sodalizio con il genio dell’elettronica tedesca Klaus Schulze e la sua più recente collaborazione con i più bei nomi dell’avanguardia jazz statunitense, come Bill Frisell, sfociata nell’incisione dell’eccellente CD "Two doors". Esperienze queste sicuramente stimolanti, anche se, da vecchio fan del latin rock, non ho resistito alla tentazione di dedicare interamente l’intervista alla sua straordinaria carriera i Santana , la band a cui il nome di Shrieve resta indissolubilmente legato.
D - Ricordi quando iniziasti a suonare la batteria?
R - Non ricordo esattamente l’età ma fu comunque prima del liceo. Ai tempi ascoltavo molti generi musicali diversi, dal rock'n'roll, al jazz, al rythm’n’blues ed amavo in particolare il suono della batteria, anche se dovetti attendere molto tempo prima di potermene procurare una. All’inizio picchiavo con le bacchette sui tappeti e sugli oggetti che mi capitavano a tiro. Poi mi comprai un rullante e cominciai ad aggiungervi un pezzo alla volta fino a completare l'intero set di una batteria. Gli strumentisti che più mi influenzarono in gioventù furono alcuni maestri dei primi anni del jazz come Gene Krupa e, tra i contemporanei, Tony Williams, Max Roach, i batteristi di James Brown e lo stesso Ringo Starr, che considero validissimo per il tipo di musica che suonavano i Beatles.
D - Puoi parlarci della scena musicale californiana di metà anni ' 60, il periodo in cui hai iniziato la tua carriera artistica?
R - Sotto il profilo artistico quella era un' epoca assai stimolante, proprio il periodo giusto per un giovane che iniziava a suonare. Le menti di tutti erano aperte a parecchi tipi di musica senza barriere tra un genere e l' altro. Inoltre vi era maggiore amicizia tra gli artisti ed era molto diffusa tra musicisti di diversa provenienza la consuetudine di suonare assieme in jam sessions improvvisate. A quei tempi si faceva musica molto più per passione, mentre oggi si pensa più che altro a stipulare un buon contratto discografico, a farsi trasmettere dalla radio le proprie canzoni, a vendere più dischi possibili per non correre il rischio di vedersi rescindere il contratto. E' un autentico circolo vizioso.
D - Hai suonato in al tre bande prima dei Santana?
R - Sì, quando ero al college universitario facevo del jazz in una big band e più tardi in formazioni più ristrette. In precedenza, al liceo, avevo suonato anche un po’ di rock'n'roll ma da quando le cose erano fatte più serie mi dedicavo prevalentemente al ryhm'n'blues e specialmente al jazz, la musica con cui mi sono fatto realmente le ossa.
D - Come hai avuto la possibilità di entrare nei Santana?
R - Una notte al Fillmore West stavo assistendo ad una super session tra Al Kooper, Stephen Stills e Mike Bloomfield e mi azzardai a chiedere a quest'ultimo se potevo prendervi parte. Pensavo che Mike mi avrebbe invitato a togliermi dai piedi ed invece mi permise di suonare con loro. Il bassista ed il manager dei Santana, che, erano tra il pubblico, si complimentarono per la mia esibizione e mi chiesero se ero eventualmente disponibile ad aggregarmi alla loro band, visto che pensavano di cambiare il batterista. Da quel giorno non accadde più nulla per un certo tempo. Dopo circa sei mesi ritrovai i Santana in uno studio di registrazione dove io stava lavorando alla mia musica e loro stavano incidendo l’ album di esordio. Durante quel periodo si era creata alI'interno della band una situazione conflittuale perché il batterista aveva assunto degli impegni che lo portavano ad assentarsi per suonare fuori dallo studio. Io invece lavoravo lì stabilmente e cosi i Santana, riconosciutomi, mi invitarono a provare con loro. Suonammo insieme in sala d'incisione tutta la notte e alla fine mi chiesero di entrare nella band. Così a diciassette anni divenni membro dei Santana.
D - I Santana nacquero come una blues band e poi modificarono il loro sound tanto da creare un nuovo genere musicale: il rock latino. Quando entrasti nella band si era già completata questa evoluzione artistica?
R - Sostanzialmente sì, perché già allora i Santana suonavano buona parte della musica che sarebbe stata inclusa nel primo album, un’opera che già esprimeva il tipico sound della band. Certo in seguito, con la mia presenza, si elaborò molta altra musica e si svilupparono ulteriormente le idee di base, ma l’impronta latina del gruppo era già ben evidente.
D - Hai dovuto, cambiare il tuo modo di suonare quando sei entrato nei Santana?
R - Si, radicalmente, perché in precedenza non avevo mai suonato musica latina. Inoltre nella struttura classica di questo particolare genere musicale il sostegno ritmico viene fornito dalle sole percussioni e non è previsto l'uso della batteria. Quindi ho dovuto adattare il suono del mio strumento a quello delle percussioni e devo ammettere che, una volta raggiunto il giusto amalgama, il mio lavoro è risultato fondamentalmente agevolato dalla presenza di questi altri sostegni ritmici in seno alla band.
D – Quali erano i rapporti tra i Santana ed il fenomeno del rock psichedelico e il movimento hippy che si erano sviluppati in California negli anni ’60?
R – Noi non ci riconoscevamo nel filone del rock psichedelico, eravamo solo contemporanei a questo fenomeno musicale e conoscevamo personalmente i membri di gruppi come i Jefferson Airplane ed i Grateful Dead. Il sound di queste band era però ben diverso. dal nostro! Allo stesso modo eravamo estranei al movimento hippy, che pure caratterizzò un'epoca splendida come gli anni ‘60. I componenti. dei Santana, però, non erano tanto degli hippies, quanto dei ragazzi di strada: negri, statunitensi di lingua latina, sudamericani ed un paio di ragazzi bianchi provenienti dalle periferie cittadine.
D - Ho letto che foste invitati al Festival di Woodstock senza avere inciso alcun disco precedentemente. Come mai questo privilegio?
R - Ti sbagli, in realtà avevamo già registrato il nostro primo album ,"Santana", che era stato pubblicato poco prima di Woodstock ed eravamo molto popolari, specie in California.
D - Il festival di Woodstock entrò nella storia della musica e del costume. Avreste mai pensato di divenire protagonisti di un evento di portata storica?
R - No, ciò che accadde a Woodstock superò ogni immaginazione. A quel tempo si organizzavano moltissimi raduni e noi partecipavamo a gran parte di essi. Cosi ci aspettavamo di esibirci in un festival come qualsiasi altro. Certo, una prima avvisaglia dell'importanza del raduno la avvertimmo quando dovettero portarci sul palco in elicottero in quanto le autostrade vennero chiuse per la congestione causata dallo straordinario afflusso di veicoli. Esibirci di fronte alla platea di Woodstock fu poi un'esperienza fenomenale, ma anche allora non comprendemmo pienamente la portata dell'avvenimento. Fu solo quando uscì il film documentario che fummo consapevoli di quanto era accaduto.
D - Cosa ricordi della vostra esibizione a Woodstock?
R - Ricordo che eravamo convinti di dover suonare più tardi ed invece accadde qualcosa per cui fummo chiamati sul palco in pieno giorno. Nonostante ciò tutto funzionò per il meglio. Il nostro era il genere di musica ideale per quel periodo e la gente apprezzò molto il suono, il feeling e la passione della band. Ho un ottimo ricordo di Woodstock, fu un grande momento di amore e liberazione
D - Sei giunto al successo giovanissimo. Come hai vissuto questa situazione?
R - Quando hai diciannove o vent'anni ed ottieni molto successo pensi che tutto ciò possa durare in eterno. Poi naturalmente scopri che non è sempre così e ti ridimensioni per forza. Noi abbiamo avuto un successo immediato ed in breve siamo diventati la band numero uno in America; eravamo giovani ed attorno a noi giravano un sacco di soldi, di droghe ed avevamo troppo di tutto. C'è voluto del tempo per rimetterci la testa a posto e tornare ad essere dei veri musicisti e non delle sciocche rock star.
D - Carlos Santana e stato spesso presentato come leader incontrastato ed unico responsabile di ogni scelta artistica della band. Condividi questa affermazione?
R - No, I Santana, almeno fino a quando io ne facevo parte, costituivano una band a tutti gli effetti e Carlos non era il leader assoluto. Certo, la sua importanza in seno al gruppo era notevole, ma, ad esempio, anche il tastierista Greg Rolie aveva un ruolo fondamentale nella composizione dei brani e nella scelta degli arrangiamenti. In realtà la musica dei Santana nasceva dal contributo creativo di tutti i membri della band.
D - Cosa pensi di Carlos Santana come chitarrista e come uomo?
R – Io e Carlos siamo amici, anche se non potrei giurare che egli conservi dei rapporti altrettanto buoni con tutti i membri originali della band (ride sarcastico n.d.r. )! Insieme abbiamo condiviso parecchi anni di vita spesi girando in tournee e la passione per molti generi diversi di musica. Come chitarrista, poi, lo amo e lo ritengo inimitabile. Penso che nessuno possa suonare come lui !
D - Come avveniva la registrazione dei dischi dei Santana?
R - Quando entravamo in sala d'incisione disponevamo di materiale già provato in precedenza e composto da brani con una struttura definita, con un certo spazio lasciato invece agli assolo improvvisati. In studio suonavamo come fossimo dal vivo, eseguendo semplicemente più volte uno stesso pezzo e scegliendo poi la versione migliore. Il suono doveva essere fresco ed intenso; per questo non ricorrevamo ad alcuna sovraincisione, neppure per gli assolo di chitarra che venivano eseguiti con grande perfezione stilistica da Carlos contemporaneamente agli interventi degli altri strumentisti.
D -Tra i dischi che hai inciso con i Santana quali sono i tuoi preferiti?
R - Ho due album favoriti in assoluto: "Caravanserai" ed "Abraxas”. Quest'ultimo, è stato anche il più venduto tra quelli che ho registrato con la band. Invece per quanto concerne specificamente il mio lavoro sono particolarmente soddisfatto dal modo in cui suono su "Caravanserai” e su “Welcome".
D - Anch'io apprezzo: moltissimo "Caravanserai", un disco assai innovativo. Come fu concepito questo splendido album?
R - Mi piace pensare a "Caravanserai" come al mio disco. Carlos ed io ci stavamo orientando infatti in una direzione diversa da quella degli altri membri della band e ci ispiravamo al jazz di Miles Davis, John Coltrane, Weather Report e Pharoah Sanders ed alla musica brasiliana che ascoltavamo in quel periodo con molta passione. L'album riflette la nostra ricerca nell'ambito di questo genere di sonorità ed è il prodotto di un periodo di transizione, caratterizzato da divergenze artistiche in seno alla band, che sfoceranno nello smembramento del nucleo originario del gruppo. Amo ancora "Caravanserai" e penso che sia un grande album, anche se ai responsabili della nostra etichetta discografica non piacque e vendette meno degli altri dischi dei Santana.
D - Perché la formazione dei Santana in cui hai militato e che giudico la migliore non ha mai pubblicato un album dal vivo nonostante il grande successo che otteneva nei concerti?
R – E’ una bella domanda, alla quale però non so risponderti. In effetti abbiamo pubblicato solo qualche brano dal vivo in raccolte che includevano anche pezzi di altri artisti, come l'album dedicato ai concerti di chiusura del Fillmore Auditorium di S. Francisco: "Fillmore: the last days”. Comunque, se ti piacciono i Santana degli esordi, apprezzerai certamente gli Abraxas, un gruppo costituito da vecchi componenti delle prime formazioni della band come me, Neal Schon, Greg Rolie, Mike Carabello , Crepito Areas e con la sola assenza di Carlos. Insieme abbiamo inciso un disco che ritengo eccellente, molto vicino al sound dei Santana prima maniera, e stiamo prendendo contatti con le case discografiche per farlo pubblicare. ( Il disco uscirà, qualche tempo dopo l’intervista, con il titolo di “Abraxas Pool” n.d.r.)
D – “Samba pa ti", forse il brano più noto dei Santana, ha suscitato qualche perplessità tra gli appassionati di rock per la sua vena così romantica. Come valuti questa canzone?
R - Penso che “Samba pa ti" sia una bella canzona classica ed uno degli esempi più alti della capacità di Carlos Santana di suonare dei temi melodici. Certo, forse certa musica non è per tutti, ma magari chi non ama molto il brano adesso lo apprezzerà maggiormente quando avrà qualche anno di più!
D - Agli inizi degli anni ' 70 la musica dei Santana rispecchiò il misticismo di Carlos, che si era improvvisamente accostato alle religioni orientali. Come spieghi questa infatuazione fideistica da parte del chitarrista?
R - In quegli anni non solo Carlos, ma anch’io stavo seguendo, sotto la guida di un leader spirituale, una direzione diversa rispetto a quella degli altri membri della band. Penso che questa scelta fu la conseguenza di una nostra reazione all’eccesso di successo, di soldi e di droghe che ci erano piovuti addosso all’improvviso ed un tentativo di ritrovare un equilibrio in noi stessi. Ciò cambiò molte cose all'interno del gruppo, che iniziò ad essere costituito da persone che seguivano individualmente delle idee e dei modelli di vita ben diversi tra loro .
D - Nello stesso periodo Carlos cominciò a dedicarsi a collaborazioni fuori dalla band con musicisti come Alice Coltrane, John Mc Laughlin, e Buddy Miles. Non pensi che questo dispendio di energia fu la causa del periodo di crisi che iniziò ad attraversare il gruppo?
R - No, assolutamente. Tutto ciò che accadeva all'interno dei Santana stava già avvenendo per altre cause e l'attività solistica di Carlos non danneggiò minimamente la band.
D - Perché dopo l'incisione di “Bomboletta” hai lasciato i Santana?
R - Da una parte perché il carattere di Carlos stava diventando impossibile ed era difficile convivere con lui e dall'altra perché anch'io desideravo esplorare dei nuovi ambiti musicali. Quando ripenso alla mia esperienza con i Santana mi accorgo di come sia stata breve. Quando suonavo con loro pensavo che avrei continuato a farlo per sempre, ma poi il destino e stato ben diverso!
TRADUZIONE GIACOMO PREMOLI
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