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INTERVISTE

Le Orme, Le Orme del rock Italiano
(di Giulio Bianchi)



Le Orme insieme alla PFM ed al Banco del Mutuo Soccorso, sono una delle formazioni cardine che hanno rivoluzionato la scena musicale italiana degli anni ’ 70, traghettandola dalle ingenuità del beat alla complessità di influenze jazz e sinfoniche. Entrata nella storia grazie alla formidable trilogia di albums "Collage", "Uomo di pezza" e "Felona e Sorona" la band veneta ha contribuito a tracciare le coordinate di una via italiana al “rock progressive”, non estranea dalla lezione dei grandi gruppi d’oltre Manica come i Genesis e gli E. L. P., ma anche ricca di spunti personali e di un gusto tipicamente mediterraneo. Dopo un temporaneo scioglimento la formazione si è ricostruita attorno ai “vecchi" Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi e ad un’alternanza di giovani tastieristi come Michele Bon, Andrea Bassato e Francesco Sartori che hanno sostituito degnamente l'organista degli anni ruggenti Toni Pagliuca, allontanatosi per divergenze musicali. L’ intervista concessami dal cantante, bassista e bandleader Aldo Tagliapietra dopo l’uscita del pregevolissimo album "Il fiume" del ' 96 ( il terzultimo della storica formazione, al quale faranno seguito “Amico di ieri” nel ‘97 ed “Elementi” del 2001) ha costituito una ghiotta occasione per ripercorrere gli episodi salienti di una splendida carriera e per fare il punto sulle prospettive di un genere musicale come il “progressive” che sembra godere ultimanente di una nuova stagione di intensa creatività.

D - Le Orme, insieme alla PFM ed al Banco del Mutuo Soccorso, sono stati negìi anni ' 70 i principali esponenti italiani del così detto "progressive rock": Come si è sviluppato questa particolare tendenza musicale?
R - Nel periodo a cavallo tra gìi anni ' 60 e ' 70 si stava affacciando tra le giovani bands l'esigenza di suonare della musica di un certo spessore, lontana non solo dalla canzonetta, ma anche dal rock'n'roll più elementare. Vi era insomma il desiderio di nobilitare il rock e l’unica via da seguire era quella di ampliarne gli orizzonti arricchendolo di elementi tratti dalla musica classica, jazz, popolare e, perchè nò, anche mediterranea. Questi fermenti portarono alla creazione di un nuovo genere: il "progressive rock". Noi delle Orme, ovviamente, non abbiamo inventato questo tipo di sound, ma ci siamo accostati ad esso elaborandolo con la nostra sensibilità artistica e ci siamo inseriti nel solco tracciato dai Nice deì tastierista Keith Emerson, dai Genesis e dai Pynk Fìoyd, i primi gruppi ad avere sperimentato la formula "'progressive". Nel ' 70 ci recammo in Inghilterra per assistere al grande Festival dell'isola di Wight ed ascoltammo per tre o quattro giorni le migliori proposte della scena rock internazionale. Alla fine trovammo conferma che ci stavamo muovendo nella giusta direzione in quanto le bands internazionali più interessanti erano anch' esse orientate ad allargare i confini del rock. Ricordo ad esempio che quel festival segnò il debutto in concerto di una delle formazioni che avrebbero fatto poi la storia della musica"progressive": gli Emerson, Lake & Palmer. Nell'occasione la band eseguì una trasposizione rock di "Pictures at an exhibition" di Mussorgsky, il primo brano in assoluto della propria produzione artistica. L' esperienza dell'isola di Wight ci diede molto coraggio e, non appena tornati in Italia iniziammo la realizzazione di "Collage", un'opera molto vicina a queste nuove tendenze musicali.

D - Quali sono gli artisti che hanno influenzato maggiormente il vostro stile musicale?
R - Agli inizi di carriera subimmo l'influenza di bands come i Quatermass ed i Traffic e prima ancora dei Bee Gees e dei Lovin' Spoonful. In seguito scoprimmo dei gruppi che suonavano una musica più avanzata come i Nice ed i Colosseum di John Hiseman e Dave Greenslade ed iniziammo ad orientare il nostro stile verso quel genere di sonorità. Certamente la comune matrice culturale europea ci portava a sentire più vicina al nostro gusto la musica britannica anche se dobbiamo tener conto che il rock inglese è stato a sua volta influenzato da quello americano.

D - I brani delle Orme sono caratterizzati da arrangiamenti assai raffinati. Passate molto tempo in studio a rifinire i suoni dei vostri dischi?
R - No, siamo sempre stati molto rapidi nella realizzazione dei nostri album anche perché a volte perfezioniamo i brani che dobbiamo incidere suonandoli prima in concerto. "Collage", ad esempio, l'abbiamo registrato praticamente dal vivo in studio ed ultimato, compreso il mixaggio, in sole due settimane. Con un analogo approccio "live" e ricorrendo solo a qualche sovraincisione abbiamo realizzato anche il nostro ultimo C D "Il fiume". Posso tranquillamente affermare che tutti i lavori prodotti dalle Orme negli anni ' 70 sono stati incisi in presa diretta, con le basi suonate dal vivo, anche perché la tecnologia dell’epoca non consentiva un procedimento diverso. Inoltre il fatto che tutti i membri di una band si trovino contemporaneamente a suonare assieme in studio li pone a mio giudizio nella condizione migliore per esprimersi. Solo qualche disco più recente come "Orme ", uscito nel ' 90, è stato realizzato ricorrendo ai metodi di registrazione più complessi e sofisticati che si usano attualmente.

D - Le Orme sono entrate nella storia del rock con la trilogia "Collage", "Uomo di Pezza" e "Felona e Sorona", albums acclamati dalla critica e dal pubblico. Pensi anche tu che gli anni dal ' 71 al ' 73 in cui furono incisi questi dischi siano i più fertili nella carriera del gruppo?
R - Si, ritengo anch’io che le Orme raggiunsero il vertice della propria creatività con questo trittico di albums. Non è giusto però trascurare i lavori successivi, che considero comunque validi. "Contrappunti", il 33 giri in studio pubblicato subito dopo "Felona e Sorona", è un disco ben suonato, con molte influenze classiche, anche se forse un po' troppo pretenzioso. Il sound di questo album è caratterizzato dal pianoforte di Giampiero Reverberi, che per l'occasione non solo svolse il suo abituale ruolo di produttore, ma contribuì alla realizzazione dell'opera come componente effettivo della band. Con il seguente album "Smogmagica" cambiammo decisamente registro. Abbandonati i riferimenti alla musica colta ci orientammo verso il rock. Questa svolta fu favorita dall'ingresso in formazione di Tolo Marton, un chitarrista di estrazione blues tra i migliori non solo in Italia, ma anche in ambito mondiale, che però ci abbandonò subito dopo per seguire giustamente le proprie inclinazioni musicali. Con l'incisione a Los Angeles di "Smogmagica", iniziammo a registrare i nostri dischi all'estero e questo album, come pure i successivi "Verità nascoste" e "Storia o leggenda" risente dell'atmosfera e del clima culturale della città in cui fu realizzato. Come vedi tutti i dischi delle Orme sono il risultato della nostra tendenza ad una evoluzione continua e li amiamo quindi indistintamente come se fossero dei figli. D'altra parte siamo consapevoli del legame che il nostro pubblico ha in particolare con gli album dei primi anni ‘70, che rimangono sicuramente le nostre opere più ispirate ed importanti. Considera a tale proposito che "Uomo di pezza" e "Felona e Sorona" conseguirono il disco d'oro e che quest'ultimo LP fu pubblicato in versione inglese e promosso con una tournee in Gran Bretagna! Decisamente il ' 73, l'anno della sua pubblicazione, è stato molto intenso e ricco di soddisfazioni per le Orme.

D - Perché avete inciso all'estero tutti gli albums pubblicati nel periodo dal ' 75 al ' 77?
R - Essenzialmente per due ordini di motivi. All' epoca in Italia non esistevano che piccole sale d'incisione dotate di mixer ed apparecchiature decisamente più modeste di quelle installate negli studi esteri. Certo, in pochi anni questo divario si colmò, ma ai tempi la differenza era ancora sensibile e così scegliemmo di registrare "Smogmagica", "Verità nascoste" e " Storia o leggenda" rispettivamente a Los Angeles, Londra e Parigi. Su questa decisione pesò parecchio anche il nostro desiderio di trovare sempre nuovi stimoli e fonti di ispirazione. Noi infatti siamo sempre stati degli spiriti inquieti ed insoddisfatti, poco disposti ad adagiarci sulla riproposizione di formule già collaudate. Se un nostro brano aveva successo non cercavamo come molti altri musicisti di incidere di seguito dei pezzi che ne ricalcassero la struttura, ma realizzavamo qualcosa di totalmente nuovo. Ogni nostro disco ha come caratteristica la diversità rispetto a quelli che l' hanno preceduto.

D - Esistevano dei rapporti di collaborazione tra i principali gruppi del rock progressivo italiano degli anni ' 70 come le Orme, il Banco del Mutuo Soccorso e la PFM?
R - Noi, i musicisti del Banco e quelli della PFM ci incontravamo spesso in occasione dei festival rock di cui eravamo ospiti ed eravamo in ottimi rapporti di amicizia . Questi legami permangono attualmente: ieri, ad esempio, eravamo a Conegliano ad assistere ad un concerto del Banco e ci sentiamo ancora ogni tanto con i membri della PFM. Purtroppo questi legami di amicizia non sono mai sfociati in una collaborazione professionale e ciascuna band ha seguito autonomamente il proprio percorso artistico. Solo ora pare che le cose stiano cambiando. Un impresario sta infatti lavorando ad un progetto, al momento solo embrionale, di realizzare una tournee ed un disco con la partecipazione congiunta di tre delle formazioni più rappresentative del rock anni ' 70: il Banco, gli Osanna e le Orme.

D - Molti esponenti del rock italiano degli anni ' 70 come gli Area ed Eugenio Finardi hanno dato voce nelle loro canzoni alle istanze del movimento di contestazione giovanile. Non avete mai avuto la tentazione di conferire una connotazione politica alla vostra musica?
D - No, abbiamo sempre rifiutato qualsiasi etichetta politica anche se il nostro comportamento ci ha danneggiato notevolmente perchè siamo stati emarginati dalla cultura dominante che, specie negli anni '70, era orientata radicalmente a sinistra. Anche attualmente subiamo le conseguenze di questa scelta perché i più autorevoli critici musicali di oggi si sono formati nel clima di quell' epoca ed hanno conservato la tendenza a considerare cultura solo quella di un determinato colore politico. Così
accade che nelle enciclopedie del rock italiano uscite recentemente lo spazio dedicato alle Orme sia estremamente esiguo. Oltre tutto il nostro non allineamento su alcuna posizione politica è stato automaticamente interpretato come una scelta di campo a favore della destra, mentre noi rifiutiamo semplicemente di pensare che la cultura sia appannaggio esclusivo di una bandiera e di uno schieramento ben definiti. Personalmente ritengo che l'egemonia culturale della sinistra sia un fenomeno proprio dell'area del sottosviluppo, alla quale l'Italia, adeguandosi a questa regola, dimostra di appartenere ancor oggi.

D - Come è nata l' idea di affidare al grande cantante Peter Hammill la traduzione in inglese dei testi del concept album "Felona e Sorona" per l'edizione britannica del disco ?
R - Peter Hammill, dopo lo scioglimento della sua band, i Van Der Graaft Generator, partecipò come ospite ad unaa nostra tournee. All'epoca "Felona e Sorona" non era stato ancora inciso ma noi suonavamo già in concerto una parte dell' opera, quella che avrebbe poi occupato la seconda facciata del disco. Peter ascoltò quindi in anteprima dal vivo uno spezzone di "Felona e Sorona" e ci disse che quando avremmo completato il lavoro sarebbe stato molto felice di curare una trascrizione in inglese dei
testi per una eventuale edizione britannica dell' opera. Il progetto si realizzò poi con successo.

D - Siete ancora in contatto con Peter Hammill?
R - Certo, un anno e mezzo fa Peter ha suonato in un locale di Conegliano ed il nostro batterista Michi DeI Rossi ha assistito al suo show. Al termine dello spettacolo si è svolto incontro molto caloroso tra i due. lo stesso ho parlato con Hammill la scorsa settimana in occasione di una trasmissione radiofonica di RAI Stereo 2 durante la quale il conduttore ci ha posti in contatto telefonico. Peter è tuttora molto attivo in campo musicale, suona dal vivo e possiede un proprio studio di registrazione.

D - Oltre che con Peter Hammill avete fatto conoscenza con altri esponenti della scena rock internazionale?
R - Certo, abbiamo conosciuto parecchi musicisti: Emerson, Lake & Palmer, i Pynk Floyd, i Genesis. Su di un libro fotografico uscito recentemente in lnghilterra e dedicato a questi ultimi vi è una immagine che ci ritrae assieme con una didascalia che recita: "Ecco i Genesis con un gruppo top italiano". A parte Peter Hammill il musicista con il quale abbiamo stretto maggiormente amicizia è stato però Keith Emerson, un uomo simpaticissimo che ci ospitò due o tre volte a casa sua e ci fece conoscere sua
moglie e suo figlio. Molto simpatico mi è sembrato anche il batterista dei Genesis ed attuale rock star Phil Collins, di cui però ho un ricordo che si ferma agli anni '70.

D - Alla fine degli anni '70 il "Progressive rock" entrò in una profonda crisi, che si è parzialmente risolta solo in tempi recenti. Come avete vissuto questo periodo di riflusso ?
R - Devo confessare che questo periodo fu parecchio difficile anche per le Orme. Infatti nella seconda metà degli anni '70 l'avvento della disco music prima,e I' esplosione del fenomeno punk dopo ci indusse a pensare seriamente che per noi fosse finita. Nel decennio successivo, poi, il progressive rock non solo fu dimenticato, ma anche bistrattato ed i suoi esponenti considerati dei musicisti datati, quasi residui della preistoria. La profonda crisi attraversata da questo genere musicale si fece sentire anche all'interno delle Orme e ci costrinse a scendere a dei compromessi. Infatti, al puro scopo di sopravvivere come band, fummo costretti a ripiegare sulla formula canzonetta ed accettammo di partecipare a due edizioni del Festival di Sanremo solo per dimostrare che eravamo ancora attivi. Questa crisi interna durò sino al ' 90, quando incidemmo un album, "Orme" che, anche se valido, era pur sempre una raccolta di semplici canzoni. Subito dopo però si verificò ua svolta nella nostra carriera, determinata anche dalla defezione del tastierista Tony Pagliuca, con il quale si erano create divergenze di carattere artistico. Dopo la sua uscita dal gruppo fummo liberi di tornare alle nostre radici musicali. Così ci rimboccammo le maniche per recuperare il nostro approccio tipicamente "progressive" al rock. Il lavoro non fu lungo sia perché si trattò semplicemete di tornare ai ostri originari clichè musicali e sia perchè Michele Bon e Francesco Sartori, i due strumentisti che chiamammo a sostituire Pagliuca, avevano già collaborato con noi in passato, affiancando alternativamente Tony alle tastiere durante le nostre esibizioni dal vivo. Fu logico inserire quindi entrambi nel gruppo, confermando così la tipica formazione "Iive" delle Orme che era da tempo basata sulla contemporanea presenza di due tastieristi.

D - Le Orme sono sulla scena ormai da quasi trent'anni. Qual'è il segreto di tanta longevità?
R - Il segreto è stato quello di non farci contagiare dall' uso esasperato della tecnologia, che spesso offusca i contenuti artistici della musica moderna e di non essere divenuti schiavi dei marchingegni elettronici che rischiano alla fine di affievolire l'entusiasmo e l'inventiva di chi li utilizza in modo troppo esclusivo. Durante la nostra carriera abbiamo sempre conservato il piacere di suonare dal vivo senza alcun trucco. Questo approccio genuino alla musica ci ha permesso di conservare la nostra vitalità artistica e di rimanere moderni anche ai nostri giorni, caratterizzati da un ritrovato gusto per le sonorità autenticamente “live".

D – Coas pensi dell’attuale situazione del rock progressivo, un genere che sembra torna in auge anche in ltalia dopo anni di oblio?
R - Penso che dopo gli anni ' 80, un periodo tutt'altro che favorevole, si assesta oggi ad un ritorno di interesse da parte del pubblico verso questo genere musicale. Certamente molti degli attuali appassionati di rock progressivo sono anziani nostalgici, ma accanto ad essi sta emergendo un gran numero di fans dai sedici ai vent'anni. Sono ragazzi insoddisfatti di quanto l'industria della musica offre attualmente, stanchi delle canzoni di stampo sanremese e dei giovani fenomeni costruiti a tavolino che messi su di un palco senza playback mostrano tutta la loro inconsistenza. Per loro è stato naturale scoprire una realtà artistica come quella del "progressive rock" in cui si suona realmente dal vivo, si sperimenta e si cerca di creare della musica originale e ricca di contenuti. Proprio questi giovanissimi hanno portato nuova linfa a noi delle Orme e hanno spinto la band a recuperare le proprie radici, a riproporre i classici del vecchio repertorio e a riappropriarsi di quei moduli espressivi che aveva in qualche modo ideato tanti anni prima.

D - Pensi che l' attuale scena musicale italiana sia ancora in grado di esprimere dei giovani gruppi di talento come quelli emersi negli anni ‘ 70 ?
R - Sicuramente esistono anche oggi dei gruppi italiani molto validi. Il grosso problema per dei ragazzi che vogliono affacciarsi sulla scena musicale con una proposta di un certo impegno è quello di trovare un' etichetta disposta ad investire soldi nella produzione di un disco che consenta loro di farsi conoscere. Purtroppo però può accadere ad un artista serio di sentirsi rispondere quanto hanno detto a noi delle Orme quando cercavamo una casa discografica per pubblicare il nostro ultimo C D "Il fiume": "La vostra è musica aliena, non ci interessa ! " Il vero paradosso sta nel fatto che i discografici italiani continuano a promuovere un certo tipo di musica che la gente non ascolta, con il risultato che i dischi si accumulano negli scaffali ed il settore è in piena crisi economica. Accade invece che albums come "Il fiume", che abbiamo dovuto pubblicare per una piccola etichetta come la Tring, venda ben trentamila copie in soli tre mesi. Spiace constatarlo, ma questa situazione che penalizza tanto i giovani talenti è tipicamente italiana. AlI'estero esiste certamente un grosso mercato commerciale, ma parallelamente funziona un circuito alternativo entro il quale tutti possono avere facilmente l'opportunità di incidere un disco. Morte ai discografici italiani quindi per ridare nuovo vigore alla nostra musica!

D - Puoi indicarci qualche giovane band italiana che ritieni particolarmente valida?
R - Apprezzo molto i Timoria, un' ottima band capace di fare audience senza rinunciare alla qualità della propria musica, ed i C.S.I. In ambito più strettamente "progressive" ti indicherei i romani Ezra Wiston ed un paio di gruppi fiorentini, i Nuova Era ed un' altra band di cui non ricordo però il nome. Inoltre esistono parecchie piccole formazioni semi sconosciute che, nonostante il loro valore, faticano a sopravvivere in mancanza di un contratto discografico che li ponga in grado di farsi notare in un ambito più ampio di quello locale.


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