Liverock, tutti i concerti in Italia
Black Rebel Motorcycle Club Take Them On, On Your Own
Black Rebel Motorcycle Club Take Them On, On Your Own

Biglietti Afterhours Offida, Ascoli Piceno Biglietti Coca Cola Festival alle Capannine di Catania Biglietti Alex Capranos dj set al Barbarabeach di Playa, Catania Biglietti Teatro degli Orrori, Fortezza di Civitella del Tronto, Teramo

Imposta LIVEROCK come pagina iniziale Pagina iniziale      Ricerca con Google Google   Liverock su MySpace MySpace   Consulta iTunes iTunes   TV TV    Radio Radio   Pubblicita target giovaniPubblicita                            09 settembre 2010 11:10 
Black Rebel Motorcycle Club Take Them On, On Your Own
RECENSIONI CD

Cerca tra le recensioni:


Black Rebel Motorcycle Club - Take Them On, On Your Own
(Virgin - 2003)
di Michele Piunti


Chissà se nel '47 i motociclisti che misero a ferro e fuoco la cittadina di Hollister, in California, immaginavano che quel gesto di ribellione sarebbe stato l'inizio di un mitologia che ha attraversato il secolo finendo dritta fino ai giorni nostri. Certo, un raduno di Harleysti panzoni e dalle lunghe barbe argentate è, oggi, piu folklore che anarchia, ma cè' un momento, parlo degli anni cinquanta, in cui l' urgenza ribelle di un' intera generazione viaggia in giubbotti di pelle borchiati e su bicilindrici cromati dal caratteristico incedere roboante . Black Rebel Motorcycle Club è, nel 53, il nome della banda di Marlon Brando, che in "il Selvaggio" riprende gli eventi di Hollister e li consegna all' immaginario collettivo. Black Rebel Motorcycle Club è, oggi, il nome del trio Americano sul quale sono riposte molte delle aspettative riguardo Rock dei prossimi anni. Insieme a Strokes e White Stripes, i BRMC rappresentano la prima pagina patinata del recupero garage-rock sessanta/settanta (e ottanta). Take them on, on your own (Virgin) è il secondo lavoro della band di Detroit, e arriva a due anni di distanza dall' esordio del 2001, per il quale si scomodarono elogi e meraviglie in quantità. Nessuna rivoluzione sonica, come due anni fa le canzoni sono costruite su accantivanti riff di chitarra e sul grooving di poderosi giri di basso, tanto che già dai primi episodi si è aggrediti da una decisa scarica elettrica energica e viscerale: l'uno due è fulminante. Stop, il primo singolo, si svolge a partire da un groove devastante dal quale affiorano variazioni chitarristiche decisamente trascinanti: una 7Nation Army (White Stripes) in versione Dark. Questo è l'inizio, quasi a dichiarare: se è ancora possibile inventarsi un riff memorabile, i BRMC sono oggi fra i pochi, pochissimi, che possono farlo. Il livello di illuminazione compositiva non lascia indifferenti nella successiva Six Barrel Shotgun, Strokesiana e vintage, sorprende per il recupero di sonorità shoegazing e psicheliche sulla ipnotica In Like The Rose (qualcuno è arrivato a scomodare Ride, My Bloody Valentine) , ammicca ai sound modaioli del rock alla Dandy Wharol ( We' re All In Love ), procede in un alternanza di vortici e ricercate stratificazioni sonore supportate da intrecci chitarristici sempre in primo piano, andi ritmici empatici, feedback e vocalizzi in distorsioni circolari e strepitanti (Ha Ha High Babe, Generation). Ma alla lunga il concetto si appesantisce, la fiamma si affievolisce, l'originalità si disperde. Arrivare alla fine del disco è un' esperienza di crescente affaticamento acustico, che via via si risolve in noia. Tutte le tracce successive perdono in lucidità: proprio quando ci si aspetterebbe un cambio di passo, la tensione si scioglie e quelle che all' inizio erano sembrate invenzioni irresistibili cominciano a stancare l'orecchio. Le idee svaniscono in una sorta di svolta in regressione: la lucidità che all' inizio era apparsa spiazzante si tramuta in esercizio di stile e maniera, reiterando una sorta di clichè fra ballate tanto ammiccanti quanto plastificate ( Shine Of Blue , And I'm Aching, Suddenly), aperture pop (il coro finale di U.S. Government a metà fra un Damon Albarn stanco e un Liam Gallagher demotivato), riff stoniani sporcati da feedback e programming (Going Under, Heart+Soul). Una serie di episodi interlocutori e anonimi rendono dunque Take Them On, On Your On un disco sostanzialmente irrisolto, che al di là degli articoli da prima pagina e delle prime entusiastiche recensioni, lascerà nella storia solo un paio di singoli e poco di più.

Tracklist:

1. Stop
2. Six barrel shotgun
3. We're all in love
4. In like the rose
5. Ha ha high babe
6. Generation
7. Shade of blue
8. U.S. government
9. And I'm aching
10. Suddenly
11. Rise or fall
12. Heart and soul