Devendra Banhart - Rejoicing in the hands
(Young God Records - 2004)
di Danilo Corgnati
Ricapitolando. Il suo primo album Oh me oh my era una registrazione estremamente in bassa fedeltà, in sostanza un demo che la Young God di Michael Gira pubblicava così come lo aveva ricevuto. Una registrazione sporcata da fruscii e rumori di fondo con canzoni in stile buona-la-prima. La musica che ne usciva era qualcosa di altri tempi. Una cosa tra il blues ancenstrale, il country più antico e certo folk minimale. Canzoni brevissime, talvolta poco sopra il minuto. A ben ascoltare non era difficile trovare qualche traccia del Nick Drake di Pink moon e di Syd Barrett. In questa sua seconda prova la musica si sposta di poco, ovvero il nostro le canzoni le deve comporre sempre con Barrett e Drake nel taschino, tranne per la registrazione, stavolta effettuata in studio e che alla sola chitarra adesso aggiunge qua e là tocchi di archi e pianoforte e qualche percussione sparsa. Si tratta infine di un disco fragile e dolce, sottilmente emozionante. Un disco senza tempo in cui è facile perdersi e smarrire la strada, come in passato poteva succedere ascoltando un certo Tim Buckley.