Kletka Red - Hybrid
(red note/ explain - 2000)
di Danilo Corgnati
La tradizione yddish. Il noise. Improbabili rifacimenti di canzoni tradizionali greche sullo stile della rembetika -o come scrivono gli stessi Kletka Red musiche greche d'amore, disperazione, hasish e prigione. Klezmer music. Jazz. Improvvisazione. Avant rock. Hybrid, secondo disco dell’ensamble composto da Leonid Soybelman (chitarra, voce e parole), Andy Moor (chitarra, questi anche negli olandesi The Ex), Joe Williamson (basso) e Tony Buck (batteria) è un’esperienza sonora difficile da descrivere, talmente labili sono i confini che ne definiscono i contorni. E’ crossover totale e definitivo, inteso nel senso positivo del termine, ovvero come unione di generi diversi e lontani, meticciato musicale lontano da ogni facile catalogazione. E’ musica che sa essere pesante come la terra e profonda come il mare. Musica che sa di sole senza essere solare, ma, come il sole, brucia. C'è, dentro queste note, qualcosa di disperato. C'è il dolore degli amanti feriti. Il sapore delle bettole di un assolato porto mediterraneo. Donne grasse che si affacciano sugli uscii con grembiuli unti. Braccia tatuate che sudano nella calura estiva. Denti rotti e bocche marce. Storie di confine. Bambini che giocano nella polvere. Un cane che dorme. Una donna anziana che stende lenzuola bianche. Una foto in bianco e nero ingiallita dal tempo. La sbornia di ieri sera che non passa e già si avvicina la sbornia che verrà stanotte, quando andremo in giro per la città deserta sorreggendoci l'un l'altro intonando canzoni ad un'amore che non c'è. Non più.