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Bachi Da Pietra Tornare Nella Terra
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Bachi Da Pietra Tornare Nella Terra
RECENSIONI CD

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Bachi Da Pietra - Tornare Nella Terra
(Wallace Records - 2005)
di Danilo Corgnati


I Bachi Da Pietra sono Bruno Dorella (ex Wolfango ed ora OvO e Ronin) alle percussioni e Giambebbe/Giovanni Succi (dieci anni di Madrigali Magri alle spalle) a chitarra e voce. Se la sofferenza ha un suono, questo suono potrebbe non essere così differente da Tornare Nella Terra, esordio del duo edito da Wallace Records. Un blues scarnificato fino all’osso, minimale e biascicato, alcolico nel senso più maledetto del termine, “il mio amico gionniuolcher l’ho ridotto male, lui ha ridotto abbastanza male me”, segnato da parole pesanti come macigni, “non m’importa se morirò domani / voglio uccidere ed essere ucciso”, sussurrate, ”giorni assurdi a bersi il cervello vomitare allo specchio”, trascinate, “parlo ad un fantasma / reduce da una festa solitaria in una stanza”, masticate e sputate fuori con rabbia compressa, “e ora torni a bermi / sorridente dissetandoti / io spengo / che cazzo ci fai tu qui, solare”. Il suono è denso, melmoso, a dispetto degli arrangiamenti scarni e dalla desertica lentezza delle composizioni, riverberato e caldo, la chitarra è una eco lontana, note sparse, si fa essa stessa sussurro, ombra tesa e marginale, ora arpeggio ripetuto, ora riff sospeso. Allo stesso modo il rullante e il timpano danno profondità e sembrano risuonare dall’interno di una cassa toracica, pulsazione vitale, respiro e battito cardiaco. Blues, si diceva, musica per l’anima, per anime maledette, inquiete, Tornare Nella Terra brucia, ferisce, strappa i cuori, “organi interni destinati a pulsare”. Primavera Del Sangue, Aprile D.C., 2:40, le tre canzoni che aprono il disco, sono cariche di amarezza e disillusione, malsane, come attraversate da febbri malariche che scuotono le carni e le trafiggono. Solare apre improvvisa con un ritmo incalzante e una chitarra sincopata alla US Maple. Verme e Stella hanno il suono del deserto e dei serpenti che vi strisciano, una chitarra che sa di polvere e alcool e saliva che cola e secca agli angoli della bocca. Zolle tracima sole torrido, risacca lenta, passeggiata stanca nella canicola abbagliante, densa di miraggi. E c’è poi una sorta di tensione repressa che cova per tutto l’album, per infine esplodere inaspettata e liberatoria in Prostituisciti, tra i vertici del disco, insieme ad un’elettricità a stento soffocata che trova respiro e pace nel lungo strumentale che segue la finale Stirpe Confusa, canzone questa che racchiude in se l’ammissione della sconfitta, “ma tu non capisci e sorridi e pensi che io sia malato / io sono malato”, e la contemporanea rinascita, “sarà dolce cantare vecchie canzoni e non seguirne il senso”, dicotomia su cui sembra basarsi il senso dell’intero disco, il momento della fine che segna anche un nuovo inizio. Registrato nelle cantine di una sacrestia sembra contenere tutta la polvere e i fantasmi in essa nascosti, Tornare Nella Terra è di una sincerità disarmante, nudo nei suoni e nelle parole, intime come il sangue. Un grande disco.

Tracklist:

1. Primavera del sangue
2. Aprile d.c.
3. 2:40
4. Solare
5. Verme
6. Zolle
7. Stella
8. Prostituisciti
9. Stirpe confusa