Chikinki - Lick your ticket
(Kitty-Yo/Wide - 2005)
di Philip Di Salvo
L'esordio sulla lunga distanza dei Chikinki è uno di quei dischi che sembra fatto apposta per essere suonato se si è alla ricerca di puro e disinteressato divertimento o se si deve organizzare un party: il tiro è quello giusto, il ritmo è trascinante e i culi, inevitabilmente, non potranno far altro che sollevarsi ed iniziare a seguirlo. Da questo punto di vista "Lick your ticket" raggiunge in pieno i suoi obiettivi: l'unione tra Elettronica e chitarre -d'altronde, è noto- nella maggior parte dei casi raggiunge vette di ondeggiosità che non conosce eguali e i Chikinki questo lo sanno più che bene. Il dischetto scorre e si fa ascoltare con piacere -più nella sua prima metà, ad essere sinceri- e non lesina quanto a ritornelli che si appiccicano in testa, basti pensare all'iniziale Assassinator 13, Hate TV o Scissors paper stone per rendersene conto, ma nei restanti brani l'incisività dei pezzi non raggiunge questi apici e l'album finisce per perdere parte del suo interesse. Siamo di fronte a dei Kasabian più acidi e meno talentuosi e in certi passaggi si possono sentire anche echi di Primal Scream: il divertimento, quindi, c'è e sulla corta distanza il disco sa regalare anche soddisfazioni non da poco, ma dubitiamo della sua longevità nel lettore e la qualità non sempre costante ce lo fa prendere solo come un buon divertisment, d'altronde, come ha dichiarato il loro cantnate Rupert Browne: Penso sia ovvio che rock'n'roll e musica coincidano quando nelle canzoni c'è in qualche modo di mezzo il sesso. Se leggi un romanzo e non c'è neanche un accenno al sesso ti viene da dire "cosa!?".