Cat Power - The Greatest
(Matador - 2006)
di Danilo Corgnati
Diciamo subito che il nuovo The Greatest di Cat Power ha la peggior copertina che mi sia capitato di vedere negli ultimi mesi. Non che questo incida sulla musica, ovviamente, ma io, che conservo una certa dose di feticismo nell’acquistare un disco, ci tenevo a sottolinearlo. Per il resto, per la musica intendo, penso che The Greatest lascerà spiazzati un gran numero di ascoltatori, in particolare tra quanti si erano spellati le mani ad applaudire il precedente You Are Free. E, sinceramente, sono molto felice che ci sia ancora qualcuno oggigiorno in grado di spiazzare. Lasciando da parte quel folk minimale, scheletrico e vagamente incompiuto che caratterizzava le sue opere precedenti, Chan Marshall, vero nome di Cat Power, mette su dodici canzoni ricche di arrangiamenti, archi, fiati, e attraversate da un inconfondibile mood soul. Merito, pare, dei musicisti che l’accompagnano, i fratelli Teenie e Leroy Hodges (chitarra e basso, esperienze passate con Al Green e Hi Rhythm Section) e il batterista Steve Potts. La cosa meravigliosa è che la flebile voce di Cat Power non centra niente con questa musica, e vi dico che è fantastico, è un contrasto veramente affascinante. L’altra cosa che mi affascina è la classicità di questi pezzi. Come se l’autrice avesse sentito il bisogno di misurarsi con qualcosa di diverso, di più grande di ciò che le è solitamente concesso. Molta della musica contenuta qui dentro mi ricorda i Lambchop di Aw C’Mon/No, You C’Mon e i Tinderstick di Simple Pleasure, vedi un pezzo come l’iniziale The Greatest su tutti, solo che, appunto, invece delle voci profonde e baritonali di Kurt Wagner e Stuart Staples qui c’è il vocino esile di Chan, che non ha un grammo delle capacità che servirebbero per affrontare certi generi, ma nonostante ciò, coraggiosamente, lo fa, e riesce così a salire un gradino più in alto di tutti gli altri. Si chiama stile questa cosa. E Cat Power ne ha a vagonate.