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RECENSIONI CD ![]()
Morgan - Da A ad A (Teoria delle catastrofi) (Sony - 2007)
di Pierluigi Lucadei and Michele Piunti "Bisogna avere un caos dentro di sé Concetto affascinante quello della circolarità del tempo. Nietzche l’ha chiamato eterno ritorno e ci ha costruito una grossa porzione del suo pensiero. Lynch ha inventato strade perdute e ha montato un film che ruota su se stesso senza un vero inizio senza un vero epilogo. Il tempo torna all’istante antecedente per debolezza e per completezza di esperienza? O il tempo si riavvolge sul momento che l’ha generato per coraggio e complessità di calcolo? Il percorso che porta da A ad A sembra nullo ma è la prospettiva che inganna. Il nulla apparente nasconde un percorso dolente, sfigurante, definitivo, basta cambiare di poco la nostra posizione e assicurarci una meno scontata visuale per accorgercene. Il protagonista di Amore assurdo è partito da un punto preciso, il fuori, ed è tornato allo stesso punto, mutilato. E’ stato il suo percorso, nel dentro, a privarlo di una vitale parte di sé, il cuore. Dentro c’era l’amore. «Assurdo cosa accadde quando ti vidi per la prima volta/portavo un cuore entrando nella stanza ma uscendo non lo avevo più/amore come vetro lo infranse al primo colpo». Poco importa che il percorso sia stato scellerato e che non si sia tenuto conto di rischi calcolabili. Poco importa anche che il proprio sia un sentimento vanesio, capace di specchiarsi e trovarsi bello persino quando soffre e fa soffrire (Una storia d’amore e di vanità). E’ quello che accade in quei non rari casi in cui l’amore parte da sé per tornare ellitticamente ancora a sé. «Lei si assomiglia/…/lei ama solo se stessa». L’ascoltatore è una statua di sale che evita come il diavolo l’acqua santa i percorsi semplici e brevi e gli sarà capitato almeno una volta di fare un tratto di strada insieme a Morgan, che ammette «io non seguo mai la prima strada» se è nella propria natura avventurarsi ogni volta «per strade secondarie e tortuose». Nel suo nuovo album, l’ex Bluvertigo ha il passo di chi manca sistematicamente la linearità, di chi rifugge lo schema precostituito. Ogni mo(vi)mento è circolare, ogni cerchio un fondo di bicchiere. E ogni fondo scava un po’ di più, fino all’estrema conseguenza di annullare la considerazione di sé. «Io non simulo il mio progresso/perché son contro me stesso» è la rappresentazione estetica e morale di un malessere che ha un nome e un cognome, ma che viene nascosto dietro un rebus non per pudore ma per meraviglia bambina. Contro me stesso, titolo che può fulminare e che spiega il suo autore meglio di qualsiasi chiacchiera. Quello di “Da A ad A” è cantautorato esistenzialista e barocco, con depressioni claustrofobiche e orchestrazioni che strabordano dal (con)sentito appena possono, con strumenti utilizzati alla stregua di balocchi, come in una favola nera. L’impeto dadaista di Morgan si palesa dal titolo alla copertina fino a filastrocche alle quali si fatica a correre dietro, perse nella festa all’eccesso, ma parte di una messinscena troppo simile alla vita dello stesso Morgan per essere disprezzata. Tutto aderisce perfettamente alla realtà, si incolla ad un dolore troppo pesante da sopportare e si muove deciso verso un cantautore mai dimenticato di quarant’anni fa: Luigi Tenco (le parole de La verità «tu non dici niente ma solo guardandoti negli occhi sei distante/la verità non è nei fatti ma nei sentimenti» non sembrano forse rubate a Ho capito che ti amo o Lontano lontano?). Se sia vita che trascolori nell’opera d’arte o opera d’arte che ridicolizzi la vita cambia poco, “Da A ad A” cammina con andatura propria ma si porta dietro sofferenze già sofferte, ognuna unica e irripetibile eppure ognuna così simile a tutte le altre. “Da A ad A” può portare a considerare la musica pop come la nostra migliore compagna. Soprattutto se si vive nella dannazione di vedere l’amore come un percorso mutilante. (pl) E' la storia di un eterno risveglio, di un perpetuo ricominciare, grafo ciclco di inconsci ossimori, lucido monito a se stesso e all'impraticabilità di certe aspirazioni. E' un sogno a puntate, è un tentativo di colmare la distanza ("Da A ad A"), è la strategia di uno che si ingegna e muove tutto intorno a sé, gli oggetti e il tempo, le intenzioni e i ricordi, un mago Merlino Disneyano che dà inizio a una magia ("Da a ad A", e mi viene in mente quella onirica scena dell' enorme orchestra di piatti, pentole, mestoli e padelle che si lavano gli uni sugli altri sotto gli occhi di uno sbigottito Semola) un' alchimia chimca (trarre dal veleno medicina / produrre dal potassio tutti i mondi) un incessante richiamo di frame cognitivi, uno via l'altro, a illustrare con dettaglio la cronaca di cosa succede nella testa di Marco Morgan Castoldi. Un artista, oggi. Provate a fare la seguente cosa. Scorrete il testo di questa pagina soffermandovi sui neretti. Il messaggio sarebbe allora chiaro. Disse una volta Andrea Pazienza nell' illustrare un suo lavoro, che da ognuna di quelle tavole si sarebbe potuta trarre una nuova storia, una nuova sceneggiatura, un nuovo romanzo, tanto erano fitte di idee e suggestioni. Quello che solitamente si dice di un disco, le categorie e gli usuali schemi di ascolto, qui semplicemente non sono applicabili. Certo, si potrebbe parlare di xilofoni, archi e ottoni, ance e timpani, bassi e teremin. Non si potrebbe parlare, invece, di chitarre taglienti, né di atmosfere rarefatte, perché questa..."Opera" non è lo-fi, non è costruita per sottrazioni ma su livelli e metalivelli. Questa è coreografia, è orchestra, è sinfonia barocca. Questo è un manifesto. Morgan nel 2007 come Tristan Tzara nel 1918. Un lavoro complesso e non lineare, come il caos, saltato fuori da un buco nero durato quattro anni, durante i quali è stato progressivamente costruito, aggiustato, smontato e poi rimodellato, influenzato, limato. Un lavoro forse addirittura incompiuto "di cui è uscita solo una traccia provvisoria", dice Marco. "Dal punto A in cui mi trovavo volevo raggiungere un punto B. E invece sono tornato indietro, sono imploso, vittima dell’entropia. Persino la casa discografica che ho lasciato per divergenze su questo progetto ha finito per inglobare quella con cui nel frattempo mi ero accasato". Pensato originariamente sulla lunghezza di un doppio album, ma già sufficiente a mostrare una molteplicità di mondi possibili che ha del mai visto. Separazioni, salti prospettive, magnifici ricongiungimenti, citazioni dalla musica classica "mi piace mischiare sacro e profano, cultura alta e bassa... In Amore assurdo ho utilizzato otto misure dal Preludio in Do diesis maggiore di Bach dal secondo libro del Clavicembalo temperato. E il Do diesis maggiore è una tonalità ardua, i violinisti hanno sudato sette camicie e mi hanno mandato a quel paese. Mentre in Liebestod, una canzone che ho scritto a quattro mani con Asia per un progetto musicale che si chiama 23 A.M., ho ripreso il celebre Tristan Chord dal Tristano e Isotta di Wagner, l’accordo più importante del Novecento, quello che ha segnato l’inizio della musica moderna e che poi hanno saccheggiato tutti: io l’ho cristallizzato costruendoci intorno un brano intero". Più celati i riferimenti all'elettronica, qui usata come strumento più che come fine "la vera composizione inizia con l’editing che si fa quando si hanno in mano gli hard disk con le incisioni. Soprattutto oggi che la musica si vede e non si ascolta soltanto, con le forme d’onda che ti appaiono sullo schermo come grafici colorati e si disegna il suono con la penna. Io quelle forme, e i ProTools, oggi me li sogno di notte come da ragazzino sognavo il Tetris". E allora i Kinks di La cosa (qui il caos ci ha messo lo zampino e alla fine è saltato il previsto duetto con Bugo). I Beatles e lo Zecchino d'oro di U-blue filastrocca composta in occasione di un compleanno di Anna Lou (figlia oggi seienne di Asia e Morgan). Le metafore di un bestiario medievale in Animali familiari (la strofa dell' "ape" che sembra dettata in sogno da De André). Il singolo Tra 5 minuti, realizzato assieme ai Lombroso, solo apparentemente ammiccante cavallo di troia per le radio e i jukebox estivi. E poi i capolavori. Traccia 1, Amore Assurdo, mixata da Battiato, compulsivo slow motion nei ricordi di una relazione all'inizio ('..noi due immersi nel vino rosso brindare..') vista dalla prospettiva inimmaginata del presente, chiuso in una stanza con una candela accesa sui ricordi a guardare il disco dei Black Sabbath (con l'etichetta a spirale) e col cuore spezzato (John Donne). Trasformazione finale della vita (e del di lei tormento) in opera d'arte. Traccia 2, la rapsodia della titletrack Da A ad A a dare l'anima all'intero album. Dai Queen a Cocciante, da Arnold 'Barret' Layne a Morricone, un'architettura tanto poliedrica e al tempo stesso tanto essenziale (e geniale) da risultare quasi archetipica. Su disco: organi, Hammond, moog, percussioni, chitarre baritono, 12 corde, 6 corde, mellotron, "i" bassi, sitar elettrico e chissà cos'altro. Dal vivo, pianoforte e voce, tutto con la stessa intensità. Traccia 6, i cavalier, l'arme, l'amore e di nuovo lei, crudele e onnipresente belle dame sans merci in una storia d'amore e di vanità. Traccia 11, ingannevole più di ogni cosa, Contro me stesso: inizio sepolcrale e psichedelico, finale del tutto dissociato, dopo 10 minuti e 30 secondi di variazioni e preludi, stop e ripartenze, fiati e cori di Badara Sek, griot senegalese. Ok, mettiamola così. Questa... "Opera" segna un punto. Un inizio, o una fine, fate voi, qualcosa di cruciale per la musica del decennio. Pietra miliare, lavoro seminale, chiamiatelo un po' come vi pare. Da qui scade il "fu" rock indipendente degli anni novanta e da qui sfuma il "fu" cantautorato degli anni sessanta/settanta. Questo magnifico "Gestalt" ci è dato in dono e oggi passa per le mani del signor Marco Morgan Castoldi da Monza. Riuscirà qualcuno a stare al passo? (*) Tre postille. La prima, per i discografici della Sony che impassibili ebbero a dire "disco difficile e non nuovo". Pentitevi. Oppure esistono altri lavori, anch essi precari ma pur sempre dignitosi. La seconda, caro Morgan, non ti fare ingoiare di nuovo da un buco nero e dal caos, fallo presto un altro disco. La terza. Cara Asia, basta a pomiciare con rotweiler, attricette holliwodiane e shampisti della passerella impotenti. Torna a casa, dai. (mp)
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