Strings Of Consciousness - Our moon is full
(Central Control/Wide - 2007)
di Philip Di Salvo
Gli Strings Of Consciousness sono un collettivo di musicisti disperso tra Chicago, Marsiglia, Londra e Parigi i cui sodali –tutti impegnati in molte collaborazioni di un certo peso a livello underground- si sono ritrovati attorno ad un’idea di free-form multiforme: jazz, free, post-rock, elettronica ed industrial sono, infatti, le coordinate stilistiche che, in maniera piuttosto generica, potremmo utilizzare per definire il primo album di questa cosmopolita formazione.
Con molte carte scoperte, la buona riuscita di una giocata dipende sempre dalla bravura e dalla concentrazione del giocatore: gli Strings Of Consciousness riescono, con una semplicità invidiabile, a far incontrare tutte le molecole del proprio suono, centrando in pieno persino i contributi offerti dai numerosi ospiti che arricchiscono “Our moon is full”. Elencando i nomi coinvolti nel progetto –tutti offrono la propria voce- riusciremmo anche a ricostruire parte del dna di questo progetto: J.G. Thirlweel (ex Foetus) accompagna il brano di apertura lungo oscillamenti sperimentali vicini ai Matmos più aggrovellati e tinte industriali impossibili da sopire; Barry Adamson dona a Sonic glimpses tutta la sua maestria jazzy e il suo carisma da crooner, all’insegna di quel mood cinematico e noir che caratterizza la sua produzione solista; Scott McCloud, invece, rende tagliente l’ottima Crystallize it come se si trattasse di un brano dei Girls Against Boys e Eugene Robinson (Oxbow) si impegna in un spoken-blues oscuro che esplode in beats elettronici non troppo più pacificati di quelli dei Ghostigital. La seconda facciata dell’ipotetico vinile si sposta su tinte meno dissonanti, ma di certo non pacificate: troviamo, infatti, Defrost_Oven che non sfigurerebbe nel roster Constellation e In between, una lenta progressioni per archi, chitarra e poi orchestra. Come ogni flusso di coscienza, “Our moon is full” non pretende di spiegarsi linearmente, o attraverso coordinate codificate: lo stesso fa questo disco, si dispiega di per sé tra improvvisazioni e attitudine free, presentando un collettivo di talento, ambizioso, e consapevole dei suoi mezzi. Una gran bella scoperta, lontana dalla staticità di certo post-rock fuori tempo massimo.