Sintomi di Gioia - Segnalibro
(Imagina production - 2008)
di Giulia Palummieri
Superata l'età in cui si è anti-pop a tutti i costi per dimostrare il nostro status controtendista, il “nemico”, prima tanto combattuto, s'insinua nei nostri ascolti ed ormai si può dire, il pop considerevole esiste davvero, soprattutto se scaviamo un po' più a fondo nel marasma musicale indotto e non cercato.
Suoni che quasi non sembrano appartenere al “genere”, troppo distanti da quelle canzoni leggere, frutto di uno studio, prima generalizzato ed ora targhettizzato, nato per innescare una reazione a catena atta a sfornare soldi. Possiamo imbatterci in qualcosa di molto simile al “buon pop” ma non servono ingenti doti per capire che un elemento fondamentale per distinguere le belle “canzonette” dalle altre, sono i propositi, quel motore di fondo che le agita.
Sintomi di Gioia, gruppo di Alessandria al debutto discografico, finalmente ci porta una ventata di buona musica, facendoci respirare, senza troppe pretese, solo i segnali del sentimento che fa capo al loro nome, poi sta unicamente a chi ascolta decidere se lasciarsi pervadere da tale piacere.
Dieci traccie di pop duro usato come base da cui partire per andare oltre, spaziando nei concetti fondamentali fino a renderli irriconoscibili ma senza far perdere il sapore delle origini. Si muovono nella forma canzone, ciò nonostante riescono a non rimare chiusi al suo interno, giocandoci tanto da fonderla e confonderla con il rock. Strutture semplici, melodie non scontate, una sessione ritmica potente capace di essere aggressiva ed orecchiabile allo stesso tempo, sono i sostegni dei mondi surreali su cui volteggiano le parole in cui sono racchiusi, con flash d'interiorità, sterminati viaggi la cui metà, il più delle volte, è del tutto soggettiva.
L'unica nota dolente giunge dal timbro vocale con cui vengono esternati i componimenti, frequentemente non all'altezza dei momenti più aggressivi e nel complesso sembra stonare un po'.
Questo però non basta a togliere fiducia al gruppo che comprova la sua dedizione con vera accoratezza per ogni aspetto, basta solo notare l'attenzione dedicata all'art-work.
Non male, quindi, si può dire chiaramente. Il “nemico” non ci fa più paura.